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Prof. Carlo Campagnoli
Ginecologo e endocrinologo
Primario di Ginecologia Endocrinologica, f .r.
Clinica Fornaca di Sessant, Torino
http://carlocampagnoli.freehostia.com

Prevenire e affrontare i problemi ginecologici nell’invecchiamento


I problemi ginecologici facilitati dall’invecchiamento sono d’ordine distrofico e d’ordine tumorale.

I primi sono legati alle alterazioni dei tessuti genitali favorite dal venir meno, con la menopausa, degli estrogeni. I secondi sono dovuti al fatto che con il passare del tempo divengono clinicamente rilevabili processi tumorali già avviati da anni (es. i tumori mammari) e anche al fatto che con la perdita della regolare ciclica produzione ormonale si possono determinare abnormi stimolazioni che facilitano lo sviluppo tumorale (es. il tumore dell’endometrio).

Al di là di quanto è generalmente raccomandato e, ci si augura, effettuato - vale a dire, un sollecito contatto con il medico curante in caso di disturbi, e l’ adesione ai programmi di diagnosi precoce - molto può essere fatto dalla singola donna per prevenire e affrontare entrambi gli ordini dei problemi.


I problemi  d’ordine distrofico.

 

L’ alterato trofismo dei tessuti, causato dall’ invecchiamento ma nettamente favorito dalla carenza estrogenica, determina in circa una donna su tre disturbi a livello dei genitali che rendono il rapporto sessuale insoddisfacente o fastidioso, e a volte francamente doloroso (Tumiati 2006).
Si innesca con facilità un circolo vizioso per cui, dato il ricordo più o meno conscio del disagio, ci si avvicina al rapporto senza quel grado di desiderio necessario all’ adeguata preparazione (lubrificazione e turgore ) dei tessuti genitali . Ne derivano ulteriori problemi, comprese possibili ripercussioni cistitiche, tanto che spesso si è quasi portate a rinunciare al rapporto interno. E’molto importante che si prendano provvedimenti ai primi segni, onde evitare di cadere nel “circolo vizioso”. Il medico può aiutare, prescrivendo trattamenti locali a base di sostanze eutrofizzanti ( acido ialuronico o simili) e anche a base di estrogeni, oltre a creme o gel lubrificanti. Con volontà e impegno risultati molto buoni, e a volte sorprendenti, si possono ottenere con la fisioterapia del pavimento pelvico, la struttura muscolo-connettivale in cui è inserita la parte più esterna dell’ apparato uro-genitale. Questi esercizi sono anche preziosi per prevenire o contrastare le forme di incontinenza urinaria , sia quella “da urgenza” sia “ quella “da sforzo”, che interessano nell’ insieme circa una donna su due dopo i 50 anni (Wiethaler 2007).

L’impiego di una terapia ormonale di tipo sistemico , cosiddetta terapia sostitutiva (TOS) comporta indubbi benefici nei confronti dei problemi sessuologici (meno nei confronti dell’ incontinenza, in particolare quella “da sforzo”). Le indicazioni alla TOS sono: la menopausa prematura, forti disturbi soggettivi (vampate etc.) quadro di osteoporosi in donne al di sotto dei 60 anni .

Le informazioni sul rapporto rischi / benefici della TOS sono state, a partire dalla metà degli anni ‘ 90, sommarie e imprecise . Questo perché non si sono fatte le opportune distinzioni tra le differenti preparazioni ormonali, con il prevalere di un indiscriminato ottimismo sino al 2002 e di un indiscriminato pessimismo, riguardante soprattutto il rischio di tumore mammario e di problemi vascolari, a seguito dei risultati di studi statunitensi largamente pubblicizzati. Di recente l’ Endocrine Society ha pubblicato un’ elaborata revisione (Santen et al. 2010), prendendo in considerazione soprattutto i dati derivati dai grandi “trials” randomizzati quali il WHI, che si riferiscono all’ impiego degli estrogeni equini per os da soli o con l’ aggiunta del MedrossiProgesterone Acetato. Sono stati considerati anche i grandi studi osservazionali europei, tra cui lo studio E3N francese (Fournier et al. 2008), di particolare interesse in quanto si basa sul follow-up quasi decennale di una coorte di 80.000 insegnanti, con percentuale elevata di impiego di estrogeni non solo orali ma anche transdermici e di tutte le forme di progestogeni( progesterone naturale e vari tipi di progestinici di sintesi).

Per quanto riguarda il cancro mammario i trials randomizzati e gli studi osservazionali indicano un maggior rischio con l’aggiunta del progestinico rispetto all’ impiego dei soli estrogeni, senza differenza tra orali e transdermici . Lo studio E3N ( l’unico con dati abbastanza ampi al riguardo ) indica un rischio decisamente più basso con l’aggiunta del progesterone naturale o del didrogesterone, mentre conferma l’ aumento del rischio con gli altri progestinici con struttura più lontana dal progesterone e con potenza e attività biologiche decisamente diverse dallo stesso. Considerando che il manifestarsi del cancro mammario nell’arco di 5 anni interessa 1,3 su 100 donne d’ età tra i 50 e i 60, la visione più pessimistica dell’ insieme dei dati disponibili indica che 5 anni con estrogeni a dose medio-alta e aggiunta di progestinici di sintesi porta il rischio da 1,3% a 2,3%, mentre l’ impiego degli estrogeni a dose medio-alta da soli o con l’ aggiunta di progestogeni fisiologici lo porta da 1,3 a 1,7%; è anche possibile l’ illazione che il trattamento con estrogeni a dosi medio- basse da soli o con l’ aggiunta di progestogeni fisiologici mantenga il rischio sostanzialmente invariato, da 1,3 a 1,5%. Per quanto riguarda l’ apparato cardiovascolare, dati epidemiologici recenti ribadiscono più favorevoli ricadute degli estrogeni transdermici rispetto a quelli orali. I transdermici, perlomeno alle dosi correntemente usate, sono praticamente privi, per l’ assenza del primo passaggio epatico che caratterizza gli estrogeni orali, delle azioni epatocellulari sfavorevoli per l’ apparato vascolare: riduzione dei fattori che contrastano la coagulazione, aumento dei fattori pro - infiammatori, aumento dell’ angiotensinogeno. Questo argomento è stato oggetto di una nostra revisione (Campagnoli et al. 2008) visionabile sul sito http://carlocampagnoli.freehostia.com. Questi e altri dati anche assai recenti consentono di ribadire che quando venga impiegata in modo oculato (scelta dei preparati, delle dosi, dei tempi) la TOS presenta poche ombre. Queste - se distolgono da impieghi non motivati (quando i disturbi siano minimi o facilmente gestibili in altro modo) - non sono tali da privare della terapia i casi in cui vi siano adeguate motivazioni, e per i quali essa è preziosa e spesso insostituibile.
 


I problemi d'ordine tumorale

Nel 2007 il World Cancer Research Fund ha pubblicato un documentatissimo rapporto intitolato <<Food, Nutrition, Physical Activity, and the Prevention of Cancer >>. Le prime tra le sintetiche raccomandazioni che emergono da questo rapporto sono: 1- mantenersi snelli; 2- praticare quotidianamente attività fisica; 3 - evitare bevande zuccherate e limitare cibi ad alta densità calorica; 4- basare l’ alimentazione prevalentemente su cibi di origine vegetale (cereali non raffinati; legumi, verdura ).

Il sovrappeso, ma anche (in gran parte indipendentemente dal peso corporeo) la sedentarietà e una alimentazione troppo ricca in zuccheri raffinati o grassi animali, determinano alterazioni metaboliche e ormonali che facilitano la crescita tumorale in generale; in particolare, nella donna in menopausa è facilitata la crescita dei tumori della mammella e del corpo dell’ utero (endometrio).

E’ raccomandata un’ alimentazione sobria, autenticamente di tipo mediterraneo: pasta di grano duro, cereali integrali, verdure, pesce o carni bianche (Villarini e Allegro 2009).

E’ raccomandata soprattutto l’ attività fisica: una camminata di buon passo di 30-40 minuti cinque volte alla settimana riduce del 50% il rischio di cancro dell’ endometrio (Moore et al. 2010) e del 20-30% il rischio di cancro della mammella e anche, nelle donne che ne siano già state affette, il rischio di recidiva (Irwin 2009). In Italia il 79% delle donne è insufficientemente attivo, e il 39% francamente sedentario. Secondo dati relativi al 2008, un impegno fisico di moderata intensità, quale quello su ricordato, avrebbe potuto evitare circa 15.000 casi di cancro della mammella e circa 1.700 casi di cancro dell’ endometrio (Friedenreich et al. 2010). Questi benefici (cui è da aggiungere anche una rilevante riduzione del rischio di cancro del colon) si sommano a quelli ben noti che riguardano gli apparati muscolo-scheletrico e cardiovascolare, il SNC e il tono dell’ umore.

L’ impegno e la fatica di una buona attività fisica sono largamente ripagati.

 

Bibliografia

  • Campagnoli C.et al. 2008, Ricadute sull’ apparato cardiovascolare delle differenti forme di terapia ormonale sostitutiva nelle donne in menopausa, < < Giornale Italiano Ostretricia Ginecologia>>, 18:821- 30 (http://carlocampagnoli.freehostia.com).  
  • Fournier A.,  Berrino F. e  Clavel-Chapelon F. 2008, Unequal risk for breast  cancer associated with different   hormone replacement  therapies:results from E3N cohort  study, << Breast Cancer Research Treatment>>  107:103-11.
  • Friedenreich C.M. et al. 2010, State of the epidemiological evidence on physical activity and cancer prevention, <<European Journal of Cancer>>, 46 : 2593- 640.
  • Irwin M.L. 2009, Physical activity interventions for cancer survivors, <<British Journal Sports Medicine>>, 43 : 32- 8.
  • Moore S.C. et al. 2010, Physical activity, sedentary behaviours, and the prevention of endometrial cancer, <<British Journal  Cancer>>,  103 : 933- 8.
  • Santen R.J. et al. 2010, Postmenopausal hormone therapy: an Endocrine Society scientific statement.<< Journal  Clinical Endocrinology  Metabolism>>,  95 : S7-S66.
  • Tumiati L. 2006, La freccia e il dolore, Bollati Boringhieri, Torino. 
  • Villarini A. e Allegro G . 2009, Prevenire i tumori mangiando con gusto, Sperling &   Kupfer, Milano.
  • Wiethaler V. 2007, Il pavimento pelvico, come rivitalizzarlo  e rinforzarlo, Morlacchi, Perugia.
 
 

 

Ultimo aggiornamento Martedì 15 Ottobre 2013 20:30