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Osteoporosi: non solo un problema per vecchi PDF Stampa E-mail

 OSTEOPOROSI: NON SOLO UN PROBLEMA PER VECCHI


L’osteoporosi è una malattia frequente che colpisce specialmente dopo i 50 anni, ma che può riguardare anche persone giovani in forte sottopeso. Opportuni trattamenti riducono la principale conseguenza: l’aumentato rischio di fratture. Si tratta di una rarefazione del tessuto osseo che interessa particolarmente le donne dopo la menopausa che, infatti, si ammalano da 3 a 4 volte più degli uomini. Gli estrogeni costituiscono un importante fattore di freno del processo di decostruzione del tessuto osseo. Sintantoché sono presenti tali ormoni, il continuo alternarsi di decostruzione e di ricostruzione è in sostanziale equilibrio. Già a partire dai 30-35 anni, i processi di decostruzione tendono un po' alla volta a prevalere. Con la menopausa e il conseguente brusco calo di estrogeni, l'equilibrio tra ricostruzione e decostruzione viene alterato in modo assai più netto, così che nei 6-8 anni post-menopausali (3-4 quando la menopausa consegua ad ovariectomia) si verifica una perdita accelerata e più o meno rilevante di tessuto osseo, cui segue un'ulteriore lenta perdita negli anni successivi. Le donne che, per fattori costituzionali o altro, già prima della menopausa presentano una massa ossea poco consistente o che, per una maggiore sensibilità alla carenza estrogenica o altro, registrano una più netta perdita post-menopausale, possono più facilmente andare incontro, nel tempo, a fratture su base osteoporotica (frattura del polso, cedimenti vertebrali e, più avanti negli anni, frattura del collo del femore).
     Quando, per la presenza di fattori di rischio, vengano fatte le opportune valutazioni e individuata un’osteoporosi, è possibile avviare trattamenti che variano, a seconda dell’età e delle condizioni cliniche della donna, dalle terapie ormonali (vedi) a farmaci specifici per le ossa. Questi trattamenti sono in grado di prevenire il peggioramento e, soprattutto, di ridurre il rischio di frattura.
     La prevenzione dell’osteoporosi, basata su adeguata nutrizione e regolare attività fisica, si ottiene soprattutto nei decenni che precedono la menopausa. Il tessuto osseo è in continuo rinnovamento per l’alternanza di processi di decostruzione e di ricostruzione. Esso raggiunge il culmine del rafforzamento sul finire dell’adolescenza per gli alti livelli dei “fattori di crescita”, che stimolano la ricostruzione, e per gli ormoni ovarici, che frenano la decostruzione. Già a partire dai 18-20 anni i “fattori di crescita” tendono a ridursi, per poi decrescere più nettamente dai 25 e ancor più dai 35, per processi dipendenti dall’età. La sottonutrizione e la magrezza inibiscono i “fattori di crescita” e possono bloccare la funzione ovarica (amenorrea) con caduta degli estrogeni, determinando una perdita anche rilevante di tessuto osseo che non solo costituisce la premessa per l’osteoporosi postmenopausale ma può anche provocarla già in anni giovanili. Ciò può verificarsi nelle amenorree da sottopeso e soprattutto nell’anoressia (circa 1% delle giovani donne). Donne anoressiche con durata media della malattia di 5-6 anni presentano un tasso di frattura nettamente superiore rispetto alle donne sane di pari età. Particolarmente penalizzante è l’anoressia iniziata nell’adolescenza, in quanto si perdono gli anni più favorevoli per il rafforzamento delle ossa. In questo caso l’apporto di ormoni, pur in grado di ripristinare il ciclo mestruale, e in particolare l’uso della “pillola”, non è di sostanziale protezione. Il medico cui la giovane si rivolga per l’amenorrea ha spesso l’opportunità di facilitare un intervento psicologico/nutrizionistico che eviti la cronicizzazione, il solo in grado di recuperare pienamente il danno.
 
Ultimo aggiornamento Venerdì 12 Luglio 2013 22:54