Home Informazioni Sterilità: cause sociali e prevenzione
Sterilità: cause sociali e prevenzione PDF Stampa E-mail
Indice
Sterilità: cause sociali e prevenzione
Il Fattore età
Lo stile di vita
Fumo e infezioni
Tutte le pagine

Sterilità: cause sociali e prevenzione(*) 


Riassunto

   Nei paesi industrializzati la prevalenza di coppie sterili si è triplicata negli ultimi cinque decenni, il che evidenzia l’importanza di fattori socio-ambientali. La causa di gran lunga più rilevante sta nel fatto che ci si attarda troppo nella ricerca di prole: nei paesi europei l’età media della prima gravidanza è passata dai 24 anni degli anni 60-70 ai 31 anni dell’ultimo decennio. Si tratta di un problema di grande rilievo, solo parzialmente prevenibile con un’adeguata informazione: ai tanti problemi d’ordine socio-economico, difficilmente superabili, si aggiunge infatti una percezione erroneamente ottimistica sulle possibilità di avere un figlio anche dopo i 40-45 anni. Altre cause prevenibili sono legate alle infezioni a trasmissione sessuale e allo stile di vita, in particolare fattori nutrizionali e fumo.

   Secondo l’OMS l’infertilità di coppia è definita dall’incapacità di procreare dopo 1 anno di rapporti sessuali liberi da accorgimenti contraccettivi. In Italia, correntemente, e un po’ erroneamente, al posto del termine infertilità si usa il termine sterilità. Questo termine comprende condizioni assai differenti. Da un lato situazioni di vera impossibilità per la coppia di ottenere la gravidanza, in genere superabili con l’intervento del medico, più raramente non superabili; le forme, cioè, che più propriamente sono definibili sterilità. D’altro lato, assai più frequentemente, situazioni in cui nell’ambito della coppia esistono fattori che riducono la fertilità, ma per le quali è possibile (con differente grado di probabilità, a seconda dei casi) una risoluzione spontanea: situazioni che più propriamente dovremmo definire di subfertilità.


Patologie che riducono la fecondità    

  È da considerare che vi è una subfertilità di base: anche quando tutto è a posto e la coppia è giovane, le probabilità che inizi una gravidanza in grado di evolvere sono, di mese in mese, del 25% in media. L’avanzare dell’età della donna accentua la fisiologica subfertilità. Infatti, la fecondabilità diminuisce leggermente già dopo i 30 anni, ed in modo più marcato dopo i 35. Questi problemi legati alla fisiologia della riproduzione non possono essere completamente superati neanche con il ricorso alle procedure più complesse di Procreazione Artificiale o Medicalmente Assistita (PMA) quali la FIVET/ICSI.

  In breve, le patologie che rendono impossibile o riducono la fertilità della coppia sono: alterazioni della funzione ovarica (nel 20-30% dei casi), alterazioni tubariche (15-20%), endometriosi (5%), alterazione nel numero e motilità degli spermatozoi (25-35%). Spesso si ha il sovrapporsi di più fattori. Nel 10-15% dei casi non è rilevabile alcuna alterazione: si tratta delle cosiddette forme «non spiegate» o «idiopatiche». In tali casi è da ipotizzarsi la presenza di un fattore maschile misconosciuto o sottili difetti dell’ovulazione, espressione subliminale di quelle situazioni che frequentemente, quando siano più accentuate, determinano ben individuabili irregolarità della funzione ovarica: ipernutrizione, da un lato, e soprattutto, d’altro lato, sottopeso e/o restrizioni alimentari e/o eccesso di attività fisica. Più o meno sottili difetti nella qualità dell’ovulazione si riscontrano anche con l’avanzare dell’età per quella condizione che si definisce «riserva ovarica ridotta» e che comporta una sterilità, talvolta definita idiopatica se non ancora evidenziata.

  E’ da rilevare che nei paesi industrializzati la prevalenza delle coppie sterili si è praticamente triplicata passando dal 6-7%  degli anni ’60 al 15-20% attuale, il che evidenzia l’importanza di fattori socio-ambientali.

 


(*):Pubblicato in “Famiglia Oggi” n°2, marzo-aprile 2013

 



Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Luglio 2013 23:32